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numero
Editoriale 

Antropologie/I
Numero III, Giugno 2010
Editoriale dalla Redazione

    Questo terzo numero de Lo Sguardo, prima parte di una rassegna di interventi dedicati a modelli antropologici in filosofia, ci obbliga a ringraziare per la preziosa collaborazione tutti coloro che con impegno e competenza hanno contribuito attivamente alla sua realizzazione. In primo luogo per la professionalità dei contributi e secondariamente per l’entusiasmo con cui hanno deciso di aderire all’iniziativa. Una partecipazione che ci ha piacevolmente sorpresi, e costretti a suddividere il materiale in due differenti uscite, quella presente e una successiva, prevista per ottobre 2010.


Interviste 

Foucault e l'Antropologia dal punto di vista pragmatico di Kant  Intervista a Gianluca Garelli
a cura di Matteo Gargani


Per i tipi di Einaudi ha visto recentemente la luce una nuova edizione dell’Antropologia dal punto di vista pragmatico di Kant. La traduzione del testo kantiano è opera di Gianluca Garelli, la traduzione della Prefazione di M. Foucault è di Mauro Bertani. Una delle peculiarità principali del libro consiste dall’essere corredato dall’impianto di Introduzione e Note curato da Michel Foucault. Quest’ultimo lavoro, insieme alla traduzione del testo, rappresenta la thèse mineure di dottorato presso l'École normale supérieure discussa dal candidato Foucault nel 1961 sotto la direzione di Jean Hyppolite e Maurice de Gandillac...

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Articoli  

Dalla metacritica dell'estraneazione all'antropologia retorica. A partire da Helmut Plessner
di Bruno Accarino

Quando Arnold Gehlen pubblica, nel 1952, il saggio Sulla nascita della libertà dall'estraneazione, rende a Marx un omaggio che, per la sua sensibilità filosofica, è perfino inconsueto, ma in realtà contribuisce a cancellare un’intera vicenda teorica sulla quale il marxismo aveva tentato di costruire paradigmi critico-rivoluzionari. Il nome di Marx non mette in imbarazzo Gehlen, notoriamente spregiudicato nell’uso dei classici, anche se a mio avviso il pensatore rivoluzionario che sentì più vicino fu Georges Sorel, al quale lo legava un fastidio tangibile per le malefatte del secolo dei lumi - ricettacolo e produttore di ogni bruttura -, una ripugnanza non affettata per i chierici di ogni risma e per la mediocrità delle razionalizzazioni ideologiche rabberciate, un senso esteticamente acuto e doloroso della decadenza...

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Un saggio di antropologia tommasiana a partire dalla Super Epistolam ad Romanos lectura
di
Giuseppe Deodato

La riflessione tommasiana in un contesto in cui speculazione filosofica e teologica procedevano armonicamente, pur incominciando ad affermarsi specifiche aree di competenza, ha segnato un’epoca, quella medievale, ma ha anche influito in maniera molte volte e paradossalmente contrastanti, su quelle successive. Infatti, se, da un lato, il pensiero di Tommaso d’Aquino fu assunto come modello di teologia e di sintesi perfetta tra fede e ragione, si deve pure ammettere che questo non accadde nell’immediatezza, avendo destato, anzi, la sua opera un certo sospetto negli ambienti teologici del tempo, tanto da essere denunciato, fin da subito, come eccessivamente innovatore rispetto alle “posizioni tradizionali”; d’altro lato, con il tempo, dopo essersi affermato nelle scuole con tutti i crismi dell’ufficialità...

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L'antropologia di Günther Anders e l'ambivalenza delle immagini
di
Stefano Velotti

La storia si è incaricata di sabotare gli intenti sistematici di Anders per costringerlo a praticare invece una Gelegenheitsphilosohie, una «filosofia d’occasione», una sorta di ‘ontologia del presente’ ante litteram, in cui l’antropologia filosofica è costantemente impegnata a misurarsi con le trasformazioni epocali del nostro mondo: «Io uso il mondo stesso come libro, e siccome è ‘scritto’ in una lingua quasi incomprensibile, cerco di tradurlo in un linguaggio comprensibile e forte». E a leggere la sua vasta e variegata produzione ‘sperimentale’ – saggi filosofici e critici, dialoghi reali o immaginari, favole, diari, poesie, lettere aperte, romanzi, letture di romanzi, e così via, per tacere dei disegni e dei dipinti – si ha la dimostrazione che questo sforzo costante di tradurre la «lingua quasi incomprensibile» del presente abbia dato esiti importanti, anche se per molti aspetti aporetici o irrisolti: si resta ancora colpiti dall’acutezza delle letture di autori...

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Individuo, autore, produttore. Prime osservazioni su due modelli di antropologia letteraria marxista: Macherey e Eagleton
di
Marco Gatto

Che la questione del soggetto, nell’alveo della tradizione marxista, sia di fondamentale importanza, lo dimostra il tentativo, più volte ripetuto, specie nel corso del Novecento, di dar conto di un deficit antropologico insito nella riflessione di Marx. Né può essere un caso che l’assenza di un pensiero sull’individualità diventi oggi, in piena temperie postmoderna, la cartina di tornasole per riformulare le traiettorie intraprese dal marxismo stesso, a partire da una considerazione effettiva e storica dei suoi limiti teorici, e per prodursi in un’autocoscienza delle possibilità filosofiche di un modello di pensiero che ha subito, nel tempo, ingenti trasformazioni, di pari passo col mutare del suo oggetto...

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L'a venire della differenza. Tempo e politica
di
Federica Giardini

 
Inizialmente il titolo di questo scritto è stato: Cosa resta?, a ripresa della celebre risposta di Hannah Arendt ma anche del romanzo di Christa Wolf. La frase trasmette, attraverso il verbo “restare” – che sembra indicare quel che avanza, che sopravvive -  un tono malinconico, o almeno una declinazione rivolta al passato. Il nuovo titolo sottolinea come in realtà ne va dell’avvenire, di ciò che è da venire, della prossimità del tempo in cui ci troviamo. La cosa è evidente nelle risposte delle due autrici – per l’una è il tempo successivo alla Germania hitleriana e per l’altra ne va della Germania post 1989 -, ma è così anche per il movente che mi ha spinta a fare queste considerazioni. La domanda configura un nodo temporale, un’onda che si rompe, si trasforma, reindirizza la propria spinta: l’onda del pensiero e della politica delle donne in Italia si è gonfiata in pienezza negli anni Ottanta per conoscere oggi la diffusione in rivoli...
 Sommario 

Foucault e l'Antropologia dal punto di vista pragmatico di Kant
intervista a Gianluca Garelli
 Dalla metacritica dell'estraneazione all'antropologia retorica. A partire da Helmut Plessner
di Bruno Accarino
 Un saggio di antropologia tommasiana alla luce della Super Epistolam ad romanos lectura
di Giuseppe Deodato
L'antropologia di Günther Anders e l'ambivalenza delle immagini
di Stefano Velotti
Esistenza culturale e costanti antropologiche. Per un'antropologia filosofica di Ernst Cassirer
di Christian Möckel
Antropologia e sociologia del conflitto nel Leviatano di Hobbes
di Dimitri D'Andrea
Il problema dell'uomo tra Peter Sloterdijk e Arnold Gehlen. Una questione antropologica
di Antonio Lucci
Individuo, autore, produttore. Prime osservazioni su due modelli di antropologia letteraria marxista: Macherey e Eagleton
di Marco Gatto
L'a venire della differenza. Tempo e politica
di Federica Giardini


Recensioni 





CLAUDIO BAZZOCCHI

CRISTIAN FUSCHETTO
La "notte della conservazione". Antropologia hegeliana e riconoscimento
Aracne 2010

di Simone Guidi

Darwin teorico del postumano.
Natura, artificio, Biopolitica.

Mimesis 2010


di Federico Morganti


 
 

  Esistenza culturale e costanti antropologiche. Per un’antropologia filosofica di Ernst Cassirer
di Christian Möckel

traduzione a cura di Lorenzo Ciavatta



La consapevolezza della crisi che il naturalismo e la secolarizzazione hanno provocato nella culturale coscienza di sé dell’epoca lascia che filosofi come Max Scheler, Helmut Plessner e Bernard Groethuysen inizino a lavorare a una antropologia filosofica per recuperare il perduto orientamento sensoriale attraverso l’autodeterminazione antropologica. Questo programma è e rimane non solo controverso, ma anche da definire e colmare più precisamente. La moderna antropologia filosofica non proviene semplicemente dall’antichissima domanda sull’essenza o la natura degli uomini, piuttosto esprime la lotta radicale per la spiegazione del senso dell’esistenza umana sotto la costellazione naturalistico – filosofica degli anni ’20 del Ventesimo secolo (ricerca sui primati ecc.). Il compito di definire nuovamente, in questa costellazione, la «posizione particolare» degli uomini nel cosmo dei viventi, comprende anche il considerare la loro partecipazione al cosmo biologico...





  


Antropologia e sociologia del conflitto nel Leviatano di Hobbes
di Dimitri D'Andrea

Gli interessi antropologici in senso lato e finanche di fisiologia umana di Hobbes non possono certamente essere limitati alla rilevanza di una riflessione sulla natura umana per la filosofia politica, ma devono essere compresi come espressione di un’epoca in cui la conoscenza dei fenomeni naturali non era ancora stata integralmente appaltata alla scienza empirica e in cui, comunque, si poteva ancora essere filosofi e scienziati. Appare altrettanto evidente, tuttavia, che l’antropologia possiede una esplicita funzione sistematica nell’ambito della filosofia politica di Hobbes: offrire una spiegazione del carattere immediatamente conflittuale delle relazioni sociali. O meglio: fornire un fondamento alla conflittualità spontanea e generalizzata delle relazioni umane in assenza di «un potere comune che ritenga tutti in soggezione». Siccome la naturale disposizione al conflitto perpetuo di tutti contro tutti è anche l’espressione riassuntiva di ciò che distingue gli uomini dagli altri animali – non soltanto, com’è ovvio, dagli animali sociali, ma in generale da tutti gli altri animali –, la ricostruzione dei fondamenti antropologici della condizione naturale...

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  Il problema dell'uomo tra Peter Sloterdijk e Arnold Gehlen. Una questione antropologica
di Antonio Lucci

Nel presente saggio intendiamo delineare le basi di un confronto possibile tra Peter Sloterdijk e Arnold Gehlen, relativamente alla problematica della costituzione della soggettività e alla questione della tecnica. I punti che intendiamo dimostrare nella nostra esposizione saranno principalmente due: il legame che c’è, per quanto riguarda le analisi relative al soggetto, tra Gehlen e Sloterdijk, e la base “antropologica” della teoria della soggettività di quest’ultimo. Vedremo che il cardine di questa teoria della soggettività sarà la nozione di “ambiente” e ancor di più di “medium”, termine che va inteso nell’accezione più amplia possibile: come milieu d’immersione totale e continua entro cui tutti i attori sono posti e che agisce e retroagisce sulla loro costituzione soggettiva. Già a una prima analisi, prendendo in esame la totalità della produzione sloterdijkiana, il tema del soggetto appare centrale per l’autore tedesco. È possibile riscontrare un interesse che va dagli anni ‘80 (portato avanti da testi come Eurotaoismus1, Zur-Welt-Kommen, zur-Sprache-kommen), ai pieni anni ‘90...
Eventi 

Mailing List 
Simbolo e cultura in Ernst Cassirer
A ottant’anni dalla Filosofia delle forme simboliche. Bilanci e prospettive

Università degli Studi di Napoli "Federico II"
 15 e 16 novembre 2010


Philosophie und Globalisierung
Reihe Philosophie heute
Prof. Giacomo Marramao (Università Roma Tre)

Freie Universität Berlin
24 giugno 2010
h. 19:00

Nicolai Hartmann International Conference

La Sapienza, Facoltà di Filosofia
Roma, 19-21 luglio 2010


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Dall'archivio 




Numero II
Marzo 2010
Prospettive sul Seicento
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L'eredità cartesiana. Conversazione con Giulia Belgioioso
a cura di Simone Guidi

La pubblicazione per Bompiani, a cura di Giulia Belgioioso, dell'intero corpus cartesiano, realizza l'ambizioso proposito di fornire al grande pubblico, tradotti e con testo a fronte, tutti gli scritti di Descartes. Il medesimo gruppo di lavoro, formato dalla curatrice e da Igor Agostini, Francesco Marrone e Massimiliano Savini, completa così lo sforzo editoriale - e ancor prima filologico ed interpretativo - intrapreso quattro anni prima, insieme a Franco Aurelio Meschini e a Jean-Robert Armogathe, con la pubblicazione dell'epistolario completo del filosofo francese (Bompiani 2005). Un'edizione destinata ad entrare in breve tempo tra i classici e il cui merito, tra gli altri, è di promuovere un ripensamento dell'eredità cartesiana...

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Dis/simulations. Intervista a Jean-Pierre Cavaillé
a cura di Marzia Caciolini


M. Cavaillé, nous sommes très heureux de pouvoir publier, dans notre numèro dedié au XVIIe siècle, votre opinion sur l'une des pratiques les plus caractéristiques de ce siècle: la dissimulation. Or, est-ce qu'il y a une définition précise de la dissimulation? Et quels sont les qualités qu'on doit nécessairement lui attribuer, et celles qui sont lui étrangers?

    Il existe entre XVIe et XVIIe siècle plusieurs définitions disponibles de ce que l’on entend, dans les textes, par dissimulation : le mot signifie parfois toute sorte de ruse, de feintise, de tromperie et est quasiment un synonyme de « simulation », chez Montaigne par exemple ; il signifie aussi souvent quelque chose de très proche de la « toleratio » dans le droit canon : par la « dissimulatio » une autorité (puis par dérivation...

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Marchingegni e prospettive curiose nel loro rapporto con il cartesianesimo
di Geneviève Rodis-Lewis

L'opera di Jurgis Baltrušaitis1 apporta preziosi chiarimenti sul significato delle Anamorfosi nel XVII secolo. Le ricerche del XVI secolo, prolungando gli studi prospettici di Alberti (1435), e codificate in particolare da Dürer (1525), mirano inizialmente a dominare totalmente i problemi posti dalla rappresentazione di oggetti situati agli estremi del campo percettivo; ma da questa epoca queste bizzarrie sono sviluppate in «ritratti segreti», nel grottesco, in immagini erotiche o in allegorie che l'occhio scopre da un solo punto d'osservazione, generalmente con una visione contorta e obliqua.
    Nel XVII secolo, questi lavori sono ripresi in particolare dall'ingegnere e architetto Salomon de Caus e dal matematico Jean-François Nicéron. Il primo sembra aver ispirato le descrizioni meccanicistiche.
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Numero I
Dicembre 2009
Presentazione
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Metamorphosing Dante. Intervista a Manuele Gragnolati

a cura di Lorenzo Ciavatta

Dal 24 al 26 settembre 2009, presso l’ICI (Institute for Cultural Inquiry) di Berlino, si svolge la conferenza organizzata da Camilletti, Gragnolati e Lampart dal titolo: Metamorphosing Dante.  L’iniziativa è concettualmente inquadrata entro le linee guida del progetto principale dell’ICI: Tension/Spannung. L’obiettivo è chiaro ed espresso con onestà intellettuale dagli organizzatori: grazie al contributo di studiosi provenienti da molteplici ambiti disciplinari, indagare sui diversi aspetti della ricezione del dantismo nel XX e XXI secolo. L’opera del sommo poeta, concepita come un corpus di strutture linguistiche e narrative molteplici...

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Was wissen wir, wenn wir eine Sprache können?
di Jurgen Trabant

Wenn man Theoretiker und Apologeten der "Wissensgesellschaft" befragen würde, ob "sprachliches Wissen" zu dem in dem Ausdruck "Wissensgesellschaft" gemeinten Wissen gehört, würden sie vermutlich enthusiastisch zustimmen. Sie würden mit "sprachlichem Wissen" wahrscheinlich meinen, daß sich der kompetente Mitspieler der Wissensgesellschaft sprachlich versiert ausdrücken müsse. Da man sich aber immer in einer bestimmten Sprache ausdrückt (z.B. deutsch, russisch, englisch, chinesisch, nahuatl, dyirbal etc.)...


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Su scienza e cultura. Videointervista a Silvano Tagliagambe
a cura di Jacopo Falà

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Lo Sguardo

Rivista Elettronica di Filosofia
Editore Alberto Gaffi
ISSN: 2036-6558
Ultimo aggiornamento: Giugno 2010
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