Call for Papers: Esteriorizzazione. Attualità e storia di un paradigma teorico


N. XXXVI, 2023
a cura di Emanuele Clarizio e Martino Feyles


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Jacques Derrida è stato uno dei filosofi che, nel secolo scorso, ha lavorato più sistematicamente sul concetto di “esteriorizzazione”. Reinterpretando il mito sull’origine della scrittura raccontato nel Fedro di Platone, Derrida ha mostrato quanto sia antico e in un certo senso inevitabile il problema del rapporto tra interiorità e esteriorità. Nello stesso tempo, legando l’esteriorizzazione alla tecnica, la grammatologia derridiana apre feconde prospettive di indagine sull’attualità. Storia e attualità sono le due direttrici lungo le quali il presente fascicolo de Lo Sguardo intende sviluppare la questione dell’esteriorizzazione.

Sorprendentemente, le radici di questo concetto si possono trovare nella filosofia idealistica hegeliana: il termine “Entäußerung” gioca in effetti un ruolo di primo piano ne La fenomenologia dello spirito, e benché la sua traduzione sia stata controversa, poiché esso veniva inizialmente tradotto in italiano e in francese con “alienazione”, ora quest’ultima parola traduce di preferenza il termine tedesco Entfremdung, laddove Entäußerung indica effettivamente un processo di “esteriorizzazione”. Tuttavia l’ambiguità e la prossimità fra questi due concetti della lingua tedesca sopravvivono a Hegel, come testimoniato per esempio dall’uso quasi intercambiabile che ne fa Marx nei Manoscritti economico-filosofici.

D’altro canto, è proprio attraverso la sinistra hegeliana che il termine si affaccia nella filosofia della tecnica, in particolare con i Grundlinien Einer Philosophie der Technik di Ernst Kapp, il primo libro che, nel 1877, porta nel proprio titolo l’espressione “filosofia della tecnica”. L’esteriorizzazione viene eretta da Kapp a schema di funzionamento generale dello spirito; la sua forma più significativa è quella della proiezione organica, che coincide con il processo di creazione tecnica. La teoria di Kapp appare quindi come uno snodo centrale per le fortune del concetto di esteriorizzazione, nella misura in cui funge da punto di articolazione fra idealismo e filosofia della tecnica.

Tramite Alfred Espinas, il pensiero di Kapp giunge poi in Francia, dove la nozione di esteriorizzazione trova una linea di sviluppo originale nella filosofia di Henri Bergson, che ne L’evoluzione creatrice la concepisce come uno dei modi di estrinsecazione della vita e della coscienza.

Successivamente, André Leroi-Gourhan raccoglie e riattiva potentemente la doppia eredità di Bergson e Kapp, utilizzando sistematicamente il concetto di esteriorizzazione, che egli inserisce in un quadro teorico evoluzionista: la storia della specie umana appare così come una storia di esteriorizzazioni tecniche successive. L’esteriorizzazione si erge in tal modo al rango di vera e propria categoria epistemologica, offrendo un appoggio alle filosofie della tecnica in cerca di legittimità scientifica e generando diatribe ancora attuali sulla sua pertinenza come strumento euristico per la comprensione dei fenomeni tecnici.

Leroi-Gourhan è inoltre un riferimento di Derrida allorché questi tratta dell’esteriorizzazione e entrambi nutrono abbondantemente il pensiero di Bernard Stiegler, per il quale: «in quanto processo di esteriorizzazione, la tecnica è il proseguimento della vita con altri mezzi».

Alla luce delle vicende teoriche qui brevemente evocate, è possibile intravedere la densità della storia del concetto di esteriorizzazione e la sua capacità di dispersione in numerosi ambiti della filosofia: trascendentalismo, idealismo, antropologia filosofica, filosofia della vita, filosofia della tecnica, decostruzione. Inoltre, se da un lato il paradigma dell’esteriorizzazione si radica principalmente nella filosofia tedesca prima e poi francese, è possibile altresì, per estensione o per analogia, mettere in relazione queste tradizioni con le teorie filosofiche definibili, in senso lato, esternaliste. Recentemente si sono affermate e sviluppate diverse posizioni teoriche che si basano sul presupposto che la mente e l’azione umane siano, più o meno immediatamente, dislocate all’esterno del corpo. In tal senso, correnti filosofiche quali la post-fenomenologia, l’enattivismo, la teoria della mente estesa o ancora la Material Engagement Theory presentano punti di contatto profondi con il paradigma teorico dell’esteriorizzazione.

Al fine di analizzare l’importanza storico-teorica del concetto di esteriorizzazione e di saggiarne la fecondità attuale, ricercatrici, ricercatori, studiose e studiosi sono invitati a contribuire al fascicolo inviando proposte attinenti ai seguenti nuclei problematici:

  • la genesi storica del concetto di esteriorizzazione, il suo sviluppo nella filosofia tedesca (negli autori citati sopra, ma anche in altre correnti in cui esso può aver fatto la propria comparsa), la sua relazione con il concetto di alienazione;
  • la dispersione e l’espansione del concetto di esteriorizzazione nelle filosofie contemporanee, e in modo particolare nella filosofia francese (Bergson, Derrida, Leroi-Gourhan, Stiegler ecc.);
  • gli aspetti più propriamente antropologici, cognitivi e estetici del tema dell’esteriorizzazione, laddove ci si riferisca all’esternalizzazione di facoltà mentali (ad esempio, la scrittura come esteriorizzazione del pensiero o l’archivio come esteriorizzazione della memoria) o al significato trascendentale dell’esteriorizzazione (ad esempio, in relazione al problema, di matrice kantiana, dello schematismo);
  • i possibili usi contemporanei del concetto di esteriorizzazione come categoria utile alla comprensione di oggetti tecnici o estetici (le protesi organiche, gli archivi, le banche dati, gli algoritmi e le numerose forme di intelligenza artificiale, i nuovi media ecc.), nonché gli eventuali limiti euristici o le critiche di tali usi (in che senso, cioè, la tecnica in generale o alcune tecniche in particolare non sarebbero sussumibili sotto la categoria di esteriorizzazione).
  • i possibili punti di contatto e dialogo tra il paradigma teorico delineato sopra e le più recenti linee di sviluppo delle teorie in senso lato esternaliste: post-fenomenologia, teoria della mente estesa, enattivismo, Material Engagement Theory ecc.

LINGUE ACCETTATE: ITALIANO, INGLESE, FRANCESE

DEADLINE PER INVIO DEI SAGGI: 30/11/2022

Procedura: Inviare all’indirizzo callforpapers@losguardo.net, entro la data indicata, il saggio completo in ogni sua parte, comprensivo di un abstract di circa 900-1000 caratteri e di sei keyword. Si pregano gli autori di rispettare scrupolosamente le norme editoriali della rivista. Le proposte saranno sottoposte a doppia blind peer review.

Emanuele Clarizio, Martino Feyles
emanuele.clarizio@univ-catholille.fr | martinomaria.feyles@uniecampus.it redazione@losguardo.net | callforpapers@losguardo.net


 

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