
N. XLV, 2027
a cura di Matteo Marcheschi, Laura Nicolì, Paola Rumore
L’espressione “storia naturale” designa, nel significato reso canonico dalla Naturalis historia di Plinio, un sapere rivolto alla descrizione e alla classificazione degli esseri e dei fenomeni naturali. Tra l’età moderna e quella contemporanea, essa viene tuttavia a indicare, oltre che l’oggetto dell’indagine, anche un metodo di conoscenza: una forma di ricostruzione che, muovendo da ciò che è osservabile nel presente, risale ai processi che lo hanno prodotto. Allo stesso tempo, ‘naturale’ inizia ad assumere anche la valenza di ‘non sovrannaturale’.
A partire dalla matrice baconiana e dall’Histoire naturelle di Buffon, la raccolta dei fatti non aspira soltanto a produrre un inventario dell’esistente, ma rende possibile l’indagine di fenomeni e trasformazioni che non sono ancora, o non sono più, direttamente osservabili. Come ricostruire un processo a partire dagli effetti che ha lasciato? E quale statuto assegnare alle congetture che collegano il presente a un passato non più accessibile? La congettura ha qui una funzione euristica: seleziona i fatti pertinenti e orienta l’osservazione verso indizi che altrimenti resterebbero muti. La storia naturale si configura così come una narrazione congetturale, che guarda all’oggetto come esito di una processualità costitutiva. Essa introduce in tal modo il tempo all’interno di ciò che appare stabile, facendo emergere nelle configurazioni attuali gli avvenimenti che vi si sono depositati. Ne derivano questioni strettamente congiunte: la continuità o la discontinuità dei processi ricostruiti, il ruolo assegnato al progresso, la questione della teleologia, nonché la possibilità di pensare temporalità non lineari, nelle quali il passato permane attraverso tracce e sopravvivenze, e processi sorti in momenti differenti continuano ad agire gli uni accanto agli altri.
Su queste basi, nella seconda metà del Settecento, la storia naturale si estende anche alle scienze morali e diviene un metodo per ricostruire la formazione delle società e delle civiltà. Da Hume e dall’Illuminismo scozzese fino a Kant, emerge allora una questione decisiva: come rendere intelligibili le trasformazioni delle credenze e delle istituzioni senza ricondurle né alla mera contingenza degli avvenimenti né alla necessità di uno sviluppo prestabilito? La storia naturale si colloca nello spazio aperto tra questi estremi, ricostruendo andamenti possibili che non hanno il valore di leggi universali e non si sono realizzati ovunque nello stesso modo. Diventano allora centrali il rapporto tra natura umana e circostanze, il valore della probabilità, lo statuto delle testimonianze e la funzione filosofica della congettura. In questo senso il carattere naturale del metodo rivela un’impronta secolarizzata: affranca l’indagine dal ricorso alla provvidenza e dalle letture escatologiche della storia, senza per questo assumere necessariamente la forma di un rifiuto radicale e di principio di quelle letture.
Nella storia delle forme viventi tracciata da Darwin, queste diventano leggibili come esiti provvisori di processi di trasformazione, mentre la classificazione acquista un significato genealogico. In Marx, la ricostruzione storica investe la pretesa naturalità delle forme economiche; in Nietzsche, si rivolge alle condizioni nelle quali i valori si sono formati. La storia naturale può dunque mostrare il divenire là dove si presumeva un’origine immobile, facendo riapparire la contingenza sotto l’apparenza della necessità.
Questa funzione critica viene radicalizzata nel Novecento. In Benjamin e Adorno, la storia si rende leggibile nei resti e nelle forme irrigidite: ciò che è storicamente prodotto può assumere l’apparenza coercitiva della natura, mentre la natura stessa rivela la propria caducità. La storia naturale non ricompone allora gli avvenimenti in un processo unitario, ma interroga il tempo depositato nelle configurazioni del presente. Quale forma di conoscenza diviene possibile quando la continuità storica si spezza? Alle soglie del XXI secolo, la Storia naturale della distruzione di W.G. Sebald riapre questa domanda sul terreno della catastrofe e della testimonianza, ricercando nel presente gli effetti di un evento che continua ad agire proprio perché non è stato assimilato.
Il numero de Lo Sguardo intende indagare le differenti configurazioni assunte dalla storia naturale, da Bacone al pensiero contemporaneo, considerandola come metodo di ricostruzione e strumento di critica filosofica. In quali modi la storia naturale rende visibile nei propri oggetti lo scorrere del tempo, permettendo di pensare temporalità non lineari, nelle quali si sovrappongono processi differenti? Quale statuto filosofico spetta alla congettura che li ricostruisce? A quali condizioni essa può riconoscere continuità e discontinuità senza presupporre un’idea di progresso? In che misura la qualificazione del metodo come naturale comporta una riformulazione di categorie di provenienza teologica? E come può ricostruire tali processi senza risolvere la contingenza degli avvenimenti in una filosofia universale o teleologica della storia?
Si sollecitano in particolare, ma non solo, contributi riconducibili alle seguenti direttrici:
- Statuti epistemici e metodi della storia naturale: il la questione del metodo nella ricostruzione di processi non direttamente osservabili, con particolare attenzione alla funzione filosofica della raccolta dei fatti e alla portata euristica della congettura: lo statuto epistemico di verosimiglianza, probabilità e forme induttive.
- Temporalizzazione della natura: l’emersione della profondità temporale della Terra e del vivente e il modo in cui la trasformazione rende storicamente intelligibili le forme naturali.
- Storia naturale dell’umanità: la ricostruzione della genesi delle credenze e delle istituzioni, e la lettura della stessa natura umana, nei termini di una storia naturale, nel suo rapporto con le circostanze determinate storicamente.
- Genealogia e critica della naturalizzazione: l’analisi dei processi attraverso i quali forme storicamente prodotte acquistano l’apparenza di dati naturali e necessari.
- Storia naturale e storia sovrannaturale: la riformulazione in chiave naturale di elementi e categorie di provenienza teologica.
LINGUE ACCETTATE: ITALIANO, INGLESE, FRANCESE, SPAGNOLO, TEDESCO
DEADLINE PER INVIO DEI CONTRIBUTI: 30/05/2027
Procedura: Inviare l’articolo, completo in ogni sua parte e redatto secondo le norme editoriali della rivista, attraverso la piattaforma editoriale OJS de Lo Sguardo, selezionando l’apposita call alla voce “Sezione”:
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Matteo Marcheschi, Laura Nicolì, Paola Rumore
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